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Luciano Nardozza, “Rana bollita” è la protesta rock dell’epoca che stiamo vivendo

Cantautore e chitarrista attivo sulla scena musicale italiana dal 2017, Luciano Nardozza ha lanciato il suo ultimo singolo dalle sonorità rock che lo contraddistinguono, “Rana bollita”.

La storia risale al principio metaforico del filosofo Noam Chomsky secondo cui una rana messa in acqua bollente salta via immediatamente perché sente il pericolo; un trucco per far sì che ciò non accada e è quello di metterla in acqua fresca per poi scaldare gradualmente la temperatura.
L’animale, inizialmente rilassato dal ristoro e dal tepore, capisce in seguito la gravità della situazione nella quale si trova, che è insostenibile per il suo corpo, così è costretta a morire in quell’ambiente che originariamente le risultava piacevole.

La canzone si apre con un discorso pronunciato durante l’estate dal Presidente del Consiglio che ha riscosso diverse critiche: il “primo ministro da televendita”, come lo definisce Nardozza, esortava a una società “cashless“, lasciando intendere che il problema risiedesse nelle modalità di pagamento e non nella mancanza stessa del denaro.
L’artista parla anche dell’attitudine che al giorno d’oggi spinge molte persone a usare le parole con leggerezza, talvolta senza conoscerne davvero il significato e la realtà storica nella quale sono nate.

Un brano ruvido e ironico, che nasce dal periodo esasperato che stiamo vivendo, che in qualche modo ci obbliga a conservare un equilibrio tra le varie sfere di noi stessi – fisica, sociale, psicologica, emotiva, spirituale – e capire come nutrirle con cura senza trascurarne nessuna.
Nostalgico dei concerti, i progetti per il futuro dell’artista sono riservati alla scrittura di nuova musica, con l’augurio, che è anche il nostro, di poterla suonare live il prima possibile.

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