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Paolo Bosisio, preside de “Il Collegio”, ricorda che la cultura non è una frivolezza

Paolo Bosisio, uomo di teatro e di cultura, è il preside del docu-reality “Il Collegio” che, con la prima puntata, ha superato i 2.500.000 spettatori con un debutto record.
Che il programma piaccia tanto è quindi un dato di fatto: “i ragazzi vivono in un mondo dove ci sono poche regole e poche occasioni per metterle in discussione, così le cercano almeno nella finzione” ipotizza Bosisio, ospite di Radio 104 in occasione dell’appuntamento di stasera su Rai2, aggiungendo che infatti i professori più amati dai ragazzi sono quelli più severi.

Il mondo della scuola ha subito significativi cambianti con il passare degli anni, sia nelle modalità sia nell’insegnamento, e grazie a “Il Collegio” abbiamo la possibilità di riviverne qualcuno.
“Non è semplice capire se la scuola continui a essere presidio di lealtà e onestà poiché al giorno d’oggi, a farla andare avanti, sono persone che hanno studiato negli anni ’70 e che, con qualche eccezione, sono cresciute con una situazione molto più vaga e meno costruttiva” spiega Bosisio. 

L’Italia, da sempre culla dell’arte, è stata spesso messa a dura prova da decisioni governative che hanno voluto metterla in secondo piano: a partire dall’eliminazione della materia della storia dell’arte fino ad arrivare all’ennesima decisione del Dpcm di penalizzare e chiudere i luoghi della cultura e della musica nonostante il rispetto delle norme che hanno contribuito al contenimento del virus.
Bosisio, che è stato anche regista di teatro, sostiene che il nostro paese non abbia saputo sfruttare al meglio il tempo che ha avuto per correre ai ripari, seguendo l’esempio di chi ha saputo gestire la situazione con più attenzione, come la Corea.

Un grande attore di teatro come Gigi Proietti se ne è andato a teatri chiusi, e questo non ne allevia sicuramente il dolore: l’appello finale del “preside severo ma dal cuore tenero” è quello di comprendere che tutto ciò non è una frivolezza e che gli artisti non sono qualcosa che “fa divertire”, ma rappresentano un serbatoio di cultura che bisogna conoscere, tutelare e rendere inesauribile.

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