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“Therefore I am”: Billie Eilish continua la sua lotta contro il bodyshaming e noi non potremmo amarla più di così

Billie Eilish non ne sbaglia una. Il suo ultimo singolo “Therefore I am”, in rotazione da oggi su Radio 104, è accompagnato da un videoclip provocatorio che risponde alle critiche che le sono state rivolte riguardo al suo corpo.
L’assurdità degli insulti che ha ricevuto si nota dal fatto che la cantante sia stata presa di mira per i suoi outfit oversize ritenuti “troppo maschili”, ma anche per le sue forme, nel momento in cui è stata pubblicata una sua foto scattata da un paparazzo. Troppo vestita, troppo nuda. Felpe troppo larghe, canottiere troppo aderenti.

Da qui si deduce il problema di fondo che sta alla base di tutto: il corpo degli altri e la presunzione di poterlo etichettare.
Con una penna rossa sembriamo tratteggiare la pelle di chi osserviamo e pretendere di correggere caratteristiche fisiche ed estetiche di persone di cui non conosciamo alcuna storia, ma che riduciamo a mere presenze con il compito di essere attraenti, gratificanti e compiacere i nostri occhi.
“Son sicuro che mi basterebbe un quarto d’ora, per raggiungere il supremo disgusto di me stesso. Grazie tante, non ci tengo”, scriveva Jean-Paul Sartre ne ‘La nausea’.
Gli altri però sembrano tenerci così tanto a farci sentire sbagliati e ripugnanti, ci fa notare Billie Eilish prima in “Not my responsability” – cortometraggio contro il bodyshaming – e poi in “Therefore I am”.
La cantante si aggira per un supermercato, guarda dritto in camera e mangia quello che le pare, fino a quando qualcuno non la scopre ed è costretta a scappare con il cibo in mano. “Penso, quindi sono” canta nel suo brano, riprendendo il famosissimo “cogito ergo sum” di Socrate, per ribadire il concetto che chi ci inscatola in definizioni in fin dei conti definisce lui, non noi.

Ognuno trasforma personali disapprovazioni e un relativo senso di disgusto in standard generali da rispettare e si sente in diritto di commentare, a voce o per iscritto, qualsiasi corpo, femminile o maschile che sia.
Ed è proprio questo che rende il body shaming estremamente doloroso: tutti lo abbiamo subito, ma tutti lo abbiamo anche rivolto a qualcuno.
Billie Eilish ci insegna l’unica soluzione che abbiamo di fronte a un fenomeno così potente e inarrestabile: capire che le opinioni degli altri non possono essere una nostra responsabilità, guardare in faccia chi ci insulta e ripetere ogni volta “togliti il mio bel nome dalla bocca”.

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