Spettacolo

Monica Guerritore a Radio 104 Quel che so di lei e non solo

A Radio 104, precisamente nella trasmissione This Morning condotta da Chiara Giuria Cortese e Katia Orengo, è stata ospite Monica Guerritore. Raggiunta in diretta telefonica, era in Sicilia per concludere la prima parte di tour teatrale.

 

Con la Guerritore abbiamo parlato non solo del fortunato tour teatrale in corso de L’Anima buona di Seuzan ma anche del suo ultimo libro. Ma andiamo a con ordine.

Le prime domande hanno toccato il delicato e profondo tema che l’attrice tocca nel suo libro Quel che so di lei edito da Longanesi.

“E’ un viaggio, un cammino, in un luogo del pensiero, (il corridoio di un albergo) dove attraverso le porte socchiuse delle 7 stanze che precedono la stanza 8 dove Giulia morirà i ‘momenti fatali’ della vita della donna vengono rappresentati con la passione e il furore che solo i personaggi immaginari che abitano il mondo dei sogni hanno”. Prosegue Monica Guerritore: “Quelle voci, quei racconti, narrano quello che la donna non può più dire. Sono le fragilità sentimentali raccontate dai grandi autori: il tradimento, la perdita dell’infanzia , la caduta , Eros , la perdita della dignità … e sono Emma Bovary , Liubov Andreevna, la Signorina Giulia , Marianne , La Lupa … – scrive l’attrice sulla pagina Facebook del romanzo – Ho immaginato di affiancare la donna ‘che non può dire’ per capire cosa porta le donne a consegnarsi al proprio assassino reale o metaforico, ad abbassare le difese? Come liberarci dall’amore che ci consegna all’altro? ‘E mentre quelle figure disincarnate mi agitavano davanti la loro storia mi domandavo quanto il nostro cuore sia ancora raccontato dalle eroine letterarie ? E i nostri sentimenti siano i loro…E’ se fosse da loro che dobbiamo liberarci per inventarci nuove , forti, attente , vigili come lupi…? Nessuna Emma a correre sporcandosi nel fiumiciattolo, nessuna Signorina Giulia sconciata dal cameriere, nessun corridoio dalle mura scrostate dove andare a morire con la testa spiccata dal collo.È questo che sento.E’ questo che mi piacerebbe colpisse e su cui discutere”. 

“In un epoca dove tutto è morto, freddo, alienato la potenza dei racconti ha campo libero e come (forse) ci imprigiona cosi ci può liberare…un racconto nuovo da cui nascerà una donna nuova”, conclude Monica Guerritore.

Dal libro ci siamo poi spostati su L’anima buona di Seuzan.

Monica Guerritore, ispirandosi alla regia di Giorgio Strehler del 1981, rende omaggio al suo maestro dirigendo la piéce e interpretando i due personaggi principali de “L’anima buona di Sezuan” di Berthold Brecht, considerato uno dei capolavori del teatro epico. L’apologo racconta che nella provincia immaginaria del Sezuan, in una simbolica Cina, tre Dei scendano sulla terra alla ricerca di un’anima buona, trovandola unicamente in Shen-Te, una ragazza povera che di mestiere fa la prostituta ed è, diversamente dai più, disposta a ospitarli. Gli Dei vogliono ricompensare il suo atto generoso con mille dollari d’argento, a patto però che essa continui a praticare il bene.  Shen Te accetta e apre una tabaccheria. Shen Te è buona fino allo sfinimento e questa sua “debolezza” attira come api sul miele una serie di parassiti, veri e falsi bisognosi, che la divorerebbero se non trovasse il modo di sparire e ricomparire travestita da uomo sotto le false spoglie del cugino Shui-Ta, imprenditore venale e cinico. La ragazza non aveva comunque calcolato d’innamorarsi …

L’intero bravissimo cast ha la mimica dei popolari burattini, che a volte suscita il sorriso, stagliati in una scenografia essenziale e bellissima, trasformata da luci sapienti, cullata da un’impareggiabile colonna sonora: sul palcoscenico c’è il mondo in forma allegorica e ciascuna maschera umana è una condizione di vita. Monica Guerritore, oltre che brava come  regista lo è anche nel doppio ruolo della prostituta Shen Te e del cugino Shui-Ta. La trasformazione è fatta così bene che, allo spettatore ignaro, può riuscire sulle prime difficile riconoscere l’attrice sia in vesti femminili sia maschili: serica e inconfondibile la voce della Guerritore, diviene baritonale quando indossa cappello e pantaloni e si muove, in maniera affascinante, come una marionetta-macho.

Il “teatro epico” è particolarmente efficace nell’andare dritto al coinvolgimento dello spettatore perché si rivolge direttamente a lui: così vediamo gli attori in platea, apostrofarci tra le file e farci riflettere sui quesiti che pone la società, assolvendo una funzione maieutica. Afferma Monica Guerritore: “ In questi anni durissimi solo il teatro può raccontarci dal di dentro, rendendoci consapevoli delle maschere ringhianti che stiamo diventando. Mettere in scena la meravigliosa parabola di Brecht risponde alla missione civile e politica del mio mestiere. Teatro civile, politico, di poesia”.

Qui di seguito il podcast per riascoltare l’intervista: 

https://www.radio104savonasound.it/sermons/intervista-monica-guerritore/

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