Dalla pizza al caffè, passando per il tramezzino, la cucina primeggia tra gli italianismi più diffusi al
mondo, con la sorpresa tra i primi cinque anche dei jeans, termine di origine italiana. Parole
entrate stabilmente nel vocabolario di altre lingue, portando con sé storie di tradizioni, invenzioni
e scoperte raccontate da Onde – Parole italiane in viaggio, il progetto della Fondazione Treccani
Cultura realizzato in accordo con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione
Internazionale in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel mondo 2026, dedicata al
tema «Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano», i cui contenuti saranno disponibili
gratuitamente per tutti gli Istituti Italiani di Cultura nel Mondo.
Primo in classifica è pizzaiuolo, «l’artigiano che prepara la pizza napoletana secondo gesti
codificati e tramandati». La parola, nella sua forma napoletana tradizionale, è diventata celebre
anche grazie all’UNESCO, che nel 2017 ha iscritto l’«Art of Neapolitan Pizzaiuolo» nella Lista
rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Secondo e terzo posto per espresso e moka. Il primo, già in uso a Napoli nel 1912, indica il «caffè
preparato al momento, facendo passare acqua calda sotto pressione attraverso la polvere
macinata». La moka è invece la «caffettiera a pressione dalla caratteristica forma ottagonale»,
ideata da Alfonso Bialetti nel 1933. Il nome deriva da Mokha, il porto yemenita da cui partivano i
carichi di caffè.
Quarta posizione per tramezzino, il «panino triangolare di pane morbido senza crosta, con
farcitura», nato nel 1925 al Caffè Mulassano di Torino, dove Angela Demichelis reinventò il
sandwich con ingredienti italiani. Il termine, tradizionalmente attribuito a Gabriele d’Annunzio,
deriva da tramezzo, «ciò che sta in mezzo», con riferimento sia alla farcitura racchiusa tra due
fette di pane sia allo spuntino consumato tra un pasto e l’altro.
Al quinto posto jeans, parola che pochi associano all’Italia ma che deriva da Gênes, nome francese
di Genova, porto da cui veniva esportato un robusto tessuto di cotone, utilizzato già nel 1860 per
i pantaloni indossati da Garibaldi e dai Mille, oggi conservati al Museo Centrale del Risorgimento.
Dall’espressione bleu de Gênes, «blu di Genova», sarebbero nati i blue jeans, poi diventati celebri
in tutto il mondo.
Tra il quinto e il decimo posto risultano carpaccio, italic, stucco, soprano e falsetto.
Carpaccio, la «carne servita cruda e tagliata in fette sottilissime», è un piatto inventato nei primi
anni Sessanta da Giuseppe Cipriani, fondatore dell’Harry’s Bar di Venezia, per la contessa Amalia
Nani Mocenigo, alla quale i medici avevano vietato la carne cotta. Il nome è un omaggio al pittore
Vittore Carpaccio, per l’analogia tra il rosso della carne e quello dei suoi dipinti.
treccani.it
Al settimo posto italic, termine inglese che indica il «carattere tipografico corsivo». Fu sviluppato
a Venezia intorno al 1501 da Aldo Manuzio, che affidò a Francesco Griffo la creazione di un carattere
più stretto e inclinato per i suoi libri tascabili.
Ottavo posto per stucco, l’«impasto di gesso e polvere di marmo con cui si rivestono pareti e si
modellano cornici e figure». Di origine germanica, la parola entrò nel lessico italiano e si diffuse
nuovamente nel Nord Europa insieme agli artigiani che, a partire dal Cinquecento, lasciarono i
laghi lombardi e il Canton Ticino per lavorare a Vienna, Praga e Londra, portando con sé tecniche
e tradizioni del saper fare italiano.
Chiudono la top ten soprano e falsetto, diffusi nel mondo grazie al successo internazionale
dell’opera italiana. Il primo deriva dal latino superanus e indica la «voce più acuta e, per
estensione, il registro acuto di alcuni strumenti». Falsetto è invece il «registro vocale acuto con
cui la voce maschile supera la propria estensione naturale», una tecnica utilizzata già nelle chiese
del Cinquecento, quando alle donne era vietato cantare e le parti più acute erano affidate a voci
maschili
Pizzaiolo è l’italianismo più diffuso al mondo


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